“L’esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti è estranea alle nuove generazioni dell’Occidente, e sempre più estranea si va facendo a mano a mano che passano gli anni. Per i giovani degli anni ‘50 e ‘60, erano cose dei loro padri: se ne parlava in famiglia, i ricordi conservavano ancora la freschezza delle cose viste. Per i giovani di questi anni ‘80, sono cose dei loro nonni: lontane, sfumate,”storiche”. Essi sono assillati dai problemi d’oggi, diversi, urgenti: la minaccia nucleare, la disoccupazione, l’esaurimento delle risorse, l’esplosione demografica, le tecnologie che si rinnovano freneticamente ed a cui occorre adattarsi.”

Primo Levi, I sommersi e i salvati

27 gennaio 2021, Giorno della Memoria

Le parole nella citazione qui sopra venivano scritte nel 1986 da Primo Levi.
Oggi, dopo più di trent’anni, si sono aggiunti altri salti generazionali e nuove problematiche oltre a quelle elencate e, tra qualche tempo, non ci saranno più testimoni diretti delle persecuzioni, delle deportazioni e dello sterminio di cui è stato vittima il popolo ebraico. In questo contesto diventa perciò di fondamentale importanza capire come riuscire a mantenere vivi i ricordi delle esperienze in prima persona, in modo che possano continuare a dialogare con le generazioni future.

Il progetto Futura Memoria nasce proprio da questo interrogarsi sul come trasmettere la memoria riguardante la Shoah, e cerca di rispondere alle domande: cosa significa trasmettere un ricordo? Cosa significa costruire la memoria di un avvenimento? Cosa bisogna fare perché una narrazione si mantenga viva e venga tramandata?

Futura memoria

Come si tramanda una storia che non abbiamo vissuto?

In collaborazione con: Beit Venezia – Casa della cultura ebraica
Parte delle iniziative promosse dalla Regione Veneto per per la conoscenza della Shoà e per il Giorno della Memoria.